SE MANCANO LE RISORSE PER FARE FILM IN TICINO
di Villi Hermann, regista e produttore, Corriere del Ticino, 13 agosto 2011
■ Attualmente parlano tutti del cinema ticinese con un certo ottimismo solare, ma secondo me la situazione è piuttosto nebulosa. Prendiamo ad esempio due cantoni di frontiera come il nostro, Basilea e Ginevra, due cantoni dove c’è una forte concentrazione bancaria, economica e di manodopera, come da noi, ma dove però spendono molto, ma molto di più per i film. Senza considerare le somme con cui finanziano anche il teatro, il balletto; pensando all’opera del Grand Théâtre de Genève o al Basler Theater, mi gira la testa. Inoltre questi teatri stimolano la collaborazione fra attori e cineasti, mentre da noi non c’è nemmeno un teatro stabile. Cito altri cantoni e regioni e le cifre con le quali aiutano il loro cinema: Zürcher Filmstiftung 8,38 milioni di franchi, Fonds REGIO Films (raggruppamento dei cantoni romandi) 4,63 milioni; Canton Ginevra 1,02 milioni; ProCinéma Berne 2,16 milioni; Canton Argovia 640 mila franchi.
Siccome vivo in una regione viticola, il Malcantone, e mi piace il buon vino, come il buon cinema, oso fare un paragone effimero. A cosa servirebbero Wine Magazine, enoteche design, botti in rovere francese, serbatoi in inox che luccicano, Wine&Blues, creare un itinerario enogastronomico, cantine griffate da architetti famosi con attrezzi da laboratorio fantastici, se poi manca il buon vino maturato in casa della regione che produce vini DOC? C’è sempre una soluzione per vendere del vino: importarlo con cisterne, trafficarlo ed etichettarlo con furbizia. Esattamente quello che potrebbe accadere per il nostro cinema. Abbiamo e sogniamo: la Casa del cinema, il FilmPlus della Svizzera italiana, un cluster, una filiera del cinema, premi, una Filmcommission, presenze cine-turistiche, palestre e piazze, master in cinema, scuole audiovisive, Pardo Way, congressi, seminari, dottori in semiologia e anche una mappatura del territorio audiovisivo. Ma dove sono i film? E se domani venisse a mancare un aiuto selettivo cospicuo e costante da parte del DECS, vale a dire l’aiuto culturale iniziale, deciso da una commissione culturale competente? Un DECS che mette a disposizione fino a oggi soli 250-270 mila franchi annui, una somma che non è neanche la metà del costo di un solo documentario svizzero presentato al Festival di Locarno. Senza l’aiuto basilare, ossia il sussidio generoso da parte del DECS, dunque, il nostro cinema non può crescere. Oggi per una fiction ci vogliono circa 2 milioni di franchi e per un documentario per il cinema intorno a 400-600 mila franchi. Come può una commissione scegliere i migliori progetti se ha solo poco, anzi pochissimo a disposizione? L’unica soluzione è raddoppiare il fondo all’aiuto cinematografico: minimo mezzo milione. E senza la promozione non si riesce a far conoscere nessun film e nemmeno il Kebab. Spesso noi produttori e cineasti non abbiamo più un soldo per stampare volantini per il nostro film oppure per fare un nuovo sito web interattivo.
Le varie organizzazioni culturali, fondazioni ed istituti dovrebbero finanziare con maggior coraggio i nostri film. Ho visto nei titoli di quasi tutti i film svizzeri presentati a Locarno, nomi di banche cantonali, città e comuni svizzeri. E da noi ? Le banche hanno sede oltre Gottardo e oltre Sarina e non decidono niente in loco. Abbiamo quattro casinò che secondo la legge dovrebbero versare una certa percentuale a scopo culturale: dove sono, che fanno per l’audiovisivo, che è un’arte consumata specialmente dai giovani? Quasi tutti, enti, fondazioni, comuni, città rispondono sempre alle nostre richieste con frasi sibilline: a causa del regolamento, per via del budget esaurito o di un’altra disposizione dell’ufficio marketing, comunichiamo che… Ma se non si farà niente nei prossimi mesi, il fiorellino del cinema locale non crescerà neppure per poter raccogliere un miserabile mazzolino. Ogni film nostro che è selezionato ad un festival internazionale parla di noi, della nostra cultura, del nostro territorio ed è un ottimo ambasciatore, ma non esiste nessun aiuto regionale per quest’attività, per questa promozione, anche se la presenza a festival internazionali è la garanzia di una visibilità richiesta da molti.
Di tutto l’aiuto da parte della nostra televisione dato al nostro cinema indipendente non posso trattare qui, siccome è molto complesso; esigenze di audience, programmazione, appalti e nuovi media. Posso solo testimoniare che senza la coproduzione nell’ambito del pacte con noi produttori e cineasti indipendenti non potremmo intraprendere niente, siccome la strada che porta a Berna è molto sassosa. Ma se vogliamo mantenere una nostra identità e non essere sommersi dai film della vicina penisola, dove esiste un’industria potente e aggressiva, o essere invasi dai film americani, dobbiamo difenderci, essere più orgogliosi della nostra cultura e costruire insieme questa cultura, con più soldi, con fantasia e creatività, altrimenti i nostri figli troveranno solo film blockbuster e cinepanettoni nei loro archivi e nelle videoteche.
Il nuovo direttore della Sezione cinema dell’Ufficio federale della cultura, il cineasta e produttore Ivo Kummer, ha dichiarato: «La settima arte è uno strumento utile per rafforzare la propria identità. Ancor più in Svizzera, dove il cinema può facilitare la reciproca comprensione culturale».